Dopo quasi 30 anni di attività, Ask. com ha chiuso i battenti il 1 maggio. Il servizio, nato nel 1996 con l’idea di rispondere alle domande in linguaggio naturale, è stato per lungo tempo uno dei nomi più riconoscibili della ricerca sul web, anche se quasi sempre nell’ombra di Google.
La chiusura arriva mentre la casa madre IAC continua a ridisegnare il proprio portafoglio e segna la fine di una delle prime piattaforme a puntare su un’interazione più conversazionale con l’utente, un approccio che oggi richiama da vicino i chatbot basati su intelligenza artificiale.

Ask.com chiude dopo 30 anni e archivia una pagina della rete
Ask. com, in origine conosciuto come Ask Jeeves, è stato lanciato nel 1996 con una proposta insolita per l’epoca: permettere agli utenti di porre domande in forma naturale e ricevere risposte dirette. Prima ancora che i chatbot diventassero familiari, quel modello anticipava una relazione più immediata e dialogica con il motore di ricerca.
Nel corso degli anni, però, il servizio è rimasto schiacciato dalla crescita di altri motori di ricerca, soprattutto Google, che ne ha progressivamente oscurato il ruolo fino a renderlo marginale nel mercato della ricerca online.
IAC ha ridotto il peso del brand fino alla chiusura del servizio
IAC ha acquisito Ask. com nel 2005 e ha rimosso rapidamente il riferimento a Jeeves dal nome. Nel 2010 la piattaforma ha ridimensionato la componente di motore di ricerca, tornando a concentrarsi soprattutto sulla parte di domande e risposte.
La decisione finale è arrivata in un contesto di ulteriore semplificazione del gruppo. IAC ha spiegato di voler concentrare le attività sui business considerati centrali, scegliendo così di interrompere anche il servizio storico di Ask. com.
La chiusura evidenzia quanto sia cambiato il modo di cercare online
La fine di Ask. com racconta bene quanto sia cambiato il web: da motori che interpretavano query testuali a sistemi capaci di rispondere in linguaggio conversazionale. In questo senso, il progetto nato nel 1996 appare oggi come un precursore delle interfacce di ricerca più moderne.
Pur senza aver raggiunto i numeri dei grandi protagonisti del settore, Ask. com ha lasciato un segno nella storia di Internet perché ha provato presto a trasformare la ricerca in dialogo. Oggi quella intuizione vive altrove, dentro gli assistenti basati su AI che stanno ridefinendo l’accesso alle informazioni.