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Ex sviluppatore di RuneScape condannato per il furto di beni virtuali

L’indagine sul caso Mod Jed stabilisce un precedente importante per il trattamento legale dei beni digitali sottratti ai giocatori.

di Giuliano Iervolino 2 minuti di lettura
Ex sviluppatore di RuneScape condannato per il furto di beni virtuali

Andrew Lakeman, conosciuto nella comunità di RuneScape come Mod Jed, è stato condannato dopo aver usato il proprio ruolo presso Jagex per accedere ad account di alto valore e sottrarre beni virtuali.

Secondo la polizia del Cambridgeshire, la vendita di oro e oggetti sul mercato nero gli avrebbe fruttato più di 364.000 sterline. Il caso nasce da attività sospette individuate nel 2018.

RuneScape Mod Jed condanna: prima immagineRuneScape Mod Jed condanna: prima immagine

Come avvenivano gli accessi

Lakeman lavorava come sviluppatore di contenuti e disponeva di conoscenze interne sui sistemi di assistenza e recupero degli account. Le indagini hanno collegato i suoi dispositivi alle operazioni illecite.

Jagex introdusse controlli senza avvisare l’intera azienda, così da non mettere in allarme il responsabile. Le modifiche consentirono al reparto informatico di individuare la provenienza degli accessi.

Oro e oggetti venduti sul mercato nero

I beni prelevati dagli account venivano convertiti in denaro attraverso compratori e intermediari legati alle criptovalute. Messaggi e movimenti finanziari hanno contribuito a ricostruire il profitto ottenuto.

Per i giocatori, quegli oggetti rappresentavano anni di attività e un valore economico reale nel mercato non ufficiale.

RuneScape Mod Jed condanna: seconda immagineRuneScape Mod Jed condanna: seconda immagine

La sentenza

L’ex dipendente ha ricevuto una pena di tre anni sospesa per due anni. Dovrà inoltre svolgere 150 ore di lavoro non retribuito e completare un percorso riabilitativo di 25 giorni.

Un procedimento separato legato ai proventi del reato mira a recuperare il denaro ottenuto attraverso le vendite.

Un precedente per i beni digitali

La polizia ha sottolineato che il carattere virtuale degli oggetti non rende il furto meno concreto. Giochi online ed economie digitali richiedono strumenti giuridici capaci di riconoscere valore e danno.

Il caso mostra anche quanto siano delicati i privilegi interni: sicurezza tecnica, controllo degli accessi e separazione dei ruoli devono proteggere gli utenti anche da abusi aziendali.

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