Retro & Emulazione

AYANEO Pocket MICRO 2, i primi test premiano controlli e potenza

Le prime impressioni su AYANEO Pocket MICRO 2 descrivono una console più comoda e nettamente più potente, capace di spingersi fino a PS2 e GameCube senza rinunciare allo schermo 3:2 pensato per il retrogaming.

di Giuliano Iervolino 5 minuti di lettura
AYANEO Pocket MICRO 2 nelle colorazioni disponibili

AYANEO Pocket MICRO 2 comincia a passare dalle schede tecniche alle prove sul campo. Le prime impressioni pubblicate da Retro Handhelds descrivono una revisione che conserva l’idea originale — una console Android compatta e costruita attorno ai giochi in formato 3:2 — ma interviene proprio sui punti più discussi del primo modello: ergonomia, controlli, autonomia e margine prestazionale.

Non si tratta di una rivoluzione estetica. La nuova portatile resta immediatamente riconoscibile, con il telaio centrale in metallo e lo schermo da 3,5 pollici, ma risulta un po’ più larga e pesante. Il cambiamento più importante è dentro: il passaggio dall’Helio G99 allo Snapdragon 865 apre scenari di emulazione molto più ambiziosi.

Più grande, ma ancora davvero tascabile

Pocket MICRO 2 misura 162 × 67,8 × 18 millimetri e pesa circa 248 grammi. Rispetto alla generazione precedente guadagna qualche millimetro e una manciata di grammi, una scelta che secondo la prova rende però l’impugnatura più naturale. I bordi sono più arrotondati, mentre la nuova disposizione dei comandi riduce la sensazione di affollamento della prima Pocket MICRO.

La croce direzionale e i quattro pulsanti principali sono più grandi. Anche i dorsali adottano una struttura separata e più leggibile al tatto. La modifica più evidente riguarda i due stick TMR incassati: rimangono bassi abbastanza da non impigliarsi quando la console viene infilata in tasca, ma risultano più precisi e sfruttabili dei piccoli controlli del modello precedente.

È un compromesso interessante. AYANEO non trasforma Pocket MICRO 2 in una portatile tradizionale di grandi dimensioni, ma sacrifica qualcosa nella compattezza assoluta per ottenere comandi meno penalizzanti nelle sessioni lunghe e nei giochi tridimensionali.

Lo Snapdragon 865 alza parecchio il tetto dell’emulazione

Il salto tecnico è affidato allo Snapdragon 865 con GPU Adreno 650, affiancato da configurazioni con almeno 6 GB di RAM e 128 GB di memoria. La piattaforma non è recente, ma nel segmento delle retro handheld rappresenta ancora una base ben conosciuta dagli emulatori Android e dalla comunità. Secondo le prime prove, la console gestisce con disinvoltura i sistemi a 16 e 32 bit e dispone di potenza sufficiente anche per molti titoli PlayStation 2 e GameCube.

Per i giochi Nintendo Switch più leggeri esiste margine, ma serve essere pronti a intervenire su emulatore, driver e impostazioni. Non è quindi una promessa di compatibilità universale: la qualità dell’esperienza dipende dal singolo gioco e dalla maturità del software. Il sistema operativo resta Android 13, con AYASpace per organizzare la libreria e modificare profili prestazionali e mappatura dei tasti.

Rimane invariato uno dei tratti migliori della linea: il pannello LCD da 3,5 pollici con risoluzione 960 × 640 e rapporto 3:2. È una scelta pensata soprattutto per Game Boy Advance, che può essere mostrato a schermo pieno senza deformazioni, ma offre un buon equilibrio anche con molte altre piattaforme del passato.

Batteria più grande e raffreddamento attivo

La batteria sale da 2.600 a 3.950 mAh, circa il 52 per cento in più secondo AYANEO. L’incremento serve a compensare il SoC più potente e a rendere meno frequente il ricorso al caricatore. Il raffreddamento attivo aiuta a mantenere le prestazioni nei carichi più pesanti, anche se ventola e profili energetici restano elementi da valutare sul lungo periodo.

La dotazione comprende Wi-Fi 6, Bluetooth 5.1, porta USB-C 3.1, slot microSD e il ritorno del jack audio da 3,5 millimetri. Sono dettagli poco appariscenti, ma coerenti con un dispositivo pensato per viaggiare e per accogliere librerie locali molto ampie.

Un’evoluzione mirata, non un acquisto automatico

Il primo verdetto è positivo soprattutto per chi aveva apprezzato lo schermo e la costruzione della Pocket MICRO, ma ne trovava limitanti i comandi o il chip MediaTek. La seconda generazione sembra più equilibrata e molto più flessibile, senza perdere l’identità da mini console premium.

Restano due cautele. Le dimensioni crescono abbastanza da rendere il termine “micro” un po’ meno immediato, mentre il prezzo la colloca sopra numerose alternative Android basate su materiali meno ricercati. Le impressioni iniziali non sostituiscono inoltre una recensione completa: autonomia reale, temperature, rumorosità e compatibilità andranno misurate su un campione più ampio di giochi.

Per ora Pocket MICRO 2 appare come la versione che molti avrebbero voluto fin dall’inizio: non la più economica, ma una delle poche retro handheld a combinare un formato davvero compatto, un pannello 3:2 di qualità e controlli finalmente all’altezza della potenza disponibile.

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