Joe Brammer, CEO di Bulkhead, ha descritto apertamente la posizione dello studio sul crunch. In un’intervista con The Game Business ha affermato di aspettarsi periodi di lavoro molto intenso e che i profili social dei candidati vengono controllati anche per capire se siano fortemente contrari a questa pratica.
Le dichiarazioni arrivano dopo il successo di Wardogs, che ha superato due milioni di copie in un fine settimana. Il risultato economico non elimina però le domande sulla sostenibilità del lavoro e sul potere contrattuale di chi entra nello studio.


“È un posto in cui si viene a lavorare duro”
Brammer sostiene che Bulkhead cerchi di evitare il crunch, ma che alcuni periodi siano inevitabili. Ha riconosciuto che negli ultimi mesi il progetto è stato più importante di molte parti della vita familiare dei dipendenti.
Il CEO promette un riequilibrio successivo, citando un dicembre libero e il rinvio della versione console al 2028 per non spingere ulteriormente il team. Resta tuttavia controversa l’idea che l’eccesso possa essere compensato dopo.
I social entrano nella selezione del personale
Bulkhead controlla ciò che i candidati pubblicano e può scartare chi esprime una posizione radicalmente contraria al crunch. Per Brammer è un modo per evitare un rapporto di lavoro destinato a diventare infelice.
Dal punto di vista dei lavoratori, questa pratica rischia però di filtrare il dissenso prima ancora dell’assunzione. La trasparenza sulle condizioni non cancella la disparità fra chi offre il posto e chi lo cerca.


Successo, premi e responsabilità
Brammer afferma che alcuni dipendenti ricevono quote o bonus capaci di produrre un ritorno significativo. Non tutti partecipano però allo stesso modo e il denaro non risolve automaticamente gli effetti di orari prolungati.
Il caso Wardogs riapre un tema ricorrente nell’industria: il successo commerciale può premiare uno studio, ma non dovrebbe diventare l’unica misura con cui valutare il processo che lo ha reso possibile.